Come un Lindor in bocca.

Come un Lindor in bocca.


The Last Pisa
L'ultimo scatolone è quasi pronto per essere chiuso, mi resta solo da imballare il computer e smontare la libreria, poi ho praticamente finito. Sono arrivata a quota 7 scatoloni, due valigie di cui una veramente gigantesca, e tre zaini pieni di libri, bustine di thè e cibo in scatola per cani. Questo è il mio ultimo pomeriggio nella piccola casetta pisana, e nonostante andare via sia quello che voglio, rimane sempre quel retrogusto malinconico che contraddistingue le partenze e i cambiamenti. Volevo ringraziare in particolar modo quelle persone che mi hanno fatto sentire più a casa. Flavia compagna di studio, confidenze e abbracci; Francesco e Martina con i loro topolini e la passione per il metal, Matteo con la porchetta de rroma, il vino de li castelli e le chiacchierate davanti ad una birretta e Jo, coinquilina rigidamente tedesca che ho imparato a conoscere anche nelle sue debolezze e che mi ha insegnato tante cose. Ringrazio anche chi da lontano mi ha sempre fatto sentire la sua presenza e ha avuto la pazienza di ascoltarmi nei momenti peggiori. Un grazie particolarissmo al fedele Jeffolone, che russa come un toro e ha la delicatezza di un uragano, ma è talmente buffo e affettuoso che non è proprio possibile resistergli. Mi ha fatto compagnia in questi due anni, ha viaggiato con me, è stato la mia sveglia mattuttina, qualche volta mi ha persino aiutato a studiare, e ha sopportato il making of degli scatoloni nonostante ne abbia una paura terrficante. Ovviamente adesso ci aspetta una nuova avventura, ma per il momento Jeff preferisce dormire sul suo tappetino.
Goodbye Pisa.


Swimming in your stomach
Finalmente domani si chiude la parentesi di studio estivo e forsennato. The cowgirl will be back in town, questa volta definitivamente. L'altro giorno mentre ero fuori con Jeff ripensavo a quando facevo ancora il liceo, a quando camminare per le strade del mio paese o della mia città era assolutamente normale, a quando non capivo quanto fosse importante avere un posto e poterlo chiamare casa. E poi ho pensato a questi ultimi tre anni, a come era diverso ritrovarsi nella propria città e conoscerne tutte le strade ma sentirsi in qualche modo una straniera, come se quegli stessi posti che conoscevi, e conosci ancora così bene, non fossero più tuoi come lo erano prima. Però sabato pomeriggio con Jeffolino che camminava davanti a me, e ogni tanto saltava come un canguro per cercare di acchiappare una lucertola, ho sentito di nuovo quel senso di appartenenza che ti fa dire di essere a casa. Adesso posso posare quel borsone pesante e rimettere a posto tutti i vestiti, posso riaprire l'armadio di camera mia e sentirci dentro il mio odore. Sono cambiata. Ho imparato che ci sono cose che si danno per scontate solo perchè sono essenziali e che la maggior parte delle persone non capisce che sono proprio queste quelle da rinnovare ogni giorno, quelle da non mettere mai nel cassetto, quelle per cui è vale la pena impegarsi sempre. Mentre ci sono altre cose, quelle superflue e di poco conto, a cui si tende a dare davvero troppo importanza. E' un pò come voler cucinare senza avere il minimo senso del gusto, ma comprare gli ingredienti della miglior qualità. Il tuo piatto non sarà mai un granchè. Cambiare se stessi penso sia una delle cose più difficili da fare, ma come mi ha detto una volta qualcuno, il primo passo è riconoscere i propri difetti, accettarli ed accettarsi per quello che si è, cercando di essere sempre autocritici, cercando di non colpevolizzarsi ma nemmeno di giustificarsi per qualunque cosa. Imparare ad avere una visione più ampia, a guardare fuori da quel piccolo guscio con curiosità, imparare ad avere voglia di imparare.
"You live you learn
You love you learn
You cry you learn
You lose you learn
You bleed you learn
You scream you learn"

Lei si morde la bocca e si sente l'America.
Ritornare a Pisa non è mai una gran bella esperienza, ma devo ammettere che nonostante il sempre maggiore cedimento di palle, questa volta mi sembra forse più sopportabile. Come sempre è una questione di prospettive, e che le mie adesso mi portano a pensare che resterò qui per un periodo di tempo molto più breve di quanto non potessi pensare qualche mese fa. Ieri notte, mentre guidavo verso casa, tra rotonde varie e vigneti che costeggiavano la strada semibuia, pensavo che ho avuto la fortuna di aver trovato delle persone con cui condividere davvero tanto, che hanno una forma così simile alla mia eppure così diversa che in qualche modo è come se mi completassero. E io le voglio ringraziare perchè mi aiutano a capire chi voglio diventare. Forse è per questo che qui non sono riuscita a trovare nemmeno una persona che si possa dire amica, ma amica sul serio, di quelle che restano per tutta la vita. Non ci sono riuscita perchè io ce le ho già, e il problema è che quando conosco qualcuno poi penso a quelle due e credetemi che si difendono smoderatamente bene. In due anni a Pisa nessuno ha retto il confronto. Questo non significa che io mi chiuda nel mio piccolo guscio e non conosca nessuno e non abbia amici, però quando si tratta di dare davvero un senso alla parola amicizia non posso fare a meno di essere selettiva. Forse lo sono troppo, non lo so, ma altrimenti sarebbe come bere una birra con la cannuccia invece che a sorsate da metro cubo. Deve essere come scalare una montagna, arrivare in cima e godere di quel magnifico paesaggio che ti si apre davanti agli occhi. Se vi dovesse ricapitare l'occasione di scalare una montagna non cercereste di arrivare di nuovo al punto più alto? Per me è così, loro sono il mio punto più alto. E io non voglio più perdermi niente, non voglio più perdere un compleanno, non voglio più perdermi la Anna che canta, non voglio più perdermi la Ale con quella sua risata buffissima, non voglio più perdere un giorno.
"If ever there was someone to bring me at home, it would be you."




Riletture: L'incosciente di Diego Cugia
"Perchè due estranei si riconoscono?" mi ha domandato.
"Perchè hanno sofferto un dolore simile."
"Il dolore fa innamorare?"
"La compassione."
"Ti faccio pietà?"
Siamo sbottati a ridere. "Mi fai sentire riconosciuto e accolto, intendevo questo con compassione."
"E come ci si da un appuntamento non scritto?"
" Si scava un tunnel a mani nude, ciascuno per proprio conto, attraverso un'interminabile notte, senza alcuna certezza di quando, dove e se sbucherai alla luce. Una frana ti seppellisce, poi un'altra, un'altra ancora. Continui a scavare con la bocca piena di terra. Qualcuno ti desidera e tenta di soccorrerti, ma non vuoi aiuto o una passione qualsiasi, tu vuoi l'amore, non conosci il suo viso ma riconosci chi non ce l'ha. Sei costretto a rifiutare il calore degli altri. D'ora in avanti ogni sforzo si farà sovrumano, non soltanto per il gelo e l'isolamento, perchè sarà accolto dalle loro risa di scherno. Infine perdi anche la speranza, comprendi che scavare è assurdo, illusorio credere in qualunque verità, umana o divina. Nessuna paura esistenziale può giustificare una fede che non scaturisca dalla serenità. la solitudine precedente, in confronto, era una baffo di mare. Iniziano le onde morte. Si scava nella sabbia che l'onda, incessante, ricopre. Ti rimane un ristretto margine di fuga. Qualcuno ne approfitta, compie il percorso a ritroso, denunzia se stesso con un pubblico atto di contrizione, viene raccolto - purchè d'ora in avanti si uniformi alla regola - e si adatta. I sopravvissuti o si perdono o impazziscono o muoiono. Chi mai insisterà a scavare nella sabbia?"
"Forse non mi ha capito signor Engelmond. Io proclamo l'incoscienza quale antidoto alla falsa coscienza di oggi. Preferisco avvolgermi nella sua grande ombra rigeneratrice, piuttosto che essere accecato dalle mezze verità."
"E quali sarebbero? Sentiamo."
"L'illusione di essere sempre informati su tutto, di poter comunicare a tu per tu con chiunque, di conoscere gli altri e se stessi, e la presunzione di aver scardinato, grazie alla teologia, alla psicologia, alla tecnologia e alla biogenetica, la cassaforte dell'universo. Al cospetto di questa coscienza collettiva, io m'inchino, vi saluto, e ritorno nelle tenebre del plasma. Preferisco essere un nanobio di un decimillesimo di millimetro, la metà del più piccolo batterio consociuto, che un essere umano cosciente di sè. Voi trascorrete l'esistenza cercando di trovarvi, io la passo cercando di disperdermi."
Mi sono seduto, la pressione si è stabilizzata, la gente ha riacquistato proporzioni decenti, e il mio conciso discorso, un pò generico e qualunquista, ha riscosso un applausetto solitario e qualche gomitata. Avrei potuto approfondirlo meglio, ribellarmi con sdegno, titillare la platea con qualche trucco oratorio da arruffapopolo, ne avevo abbastanza. Ero un fuoriposto, l'altro degli altri, lo straniero, uguale a tutti tranne che in questo: non mi sarei mai presentato da testimone ai loro processi.
On Air: Eddie Vedder - Long Nights
Puntualize me
La mattinata si è rivelata molto utile. Il mio non è stato un fallimento, è stato un tentativo, perchè io c'ho provato. Il fallimento è tutto tuo e adesso te ne lascio il peso, perchè mi sono stancata di portare anche le tue croci. Ma non preoccuparti, non ti sentirai appesantito, perchè non te ne rendi nemmeno conto e forse non lo farai mai, ma di sicuro io quel peso non lo porterò più. E non temere nemmeno che io possa dimenticare o volere che non sia mai successo, perchè oggi ho capito che non lo farò. Lo terrò sempre ben presente nella testa per ricordarmi quello che non voglio più riavere.
"Felice è colui che, lasciatisi alle spalle gli affanni e i dolori che pesano con il loro carico
sulla nebbiosa esistenza, può con ala vigorosa slanciarsi verso campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole, saettano liberamente verso il cielo del mattino;
colui che vola sulla vita e comprende agevolmente il linguaggio dei fiori e delle cose mute."
Incombenze
Sono tornata a casa per ricaricare un pò le batterie e cercare di avere una visione più nitida di quello che mi sta succedendo. Non voglio più sentirmi un fallimento cosmico, sono quello che sono nel bene e nel male. Ci sono alcune cose di me stessa su cui devo (e voglio) lavorare, ma i cambiamenti non arrivano certo da un giorno all'altro e, cosa decisamente più importante, non arrivano mai fin tanto che una persona non riesce a prendere i propri errori con un certo ottimismo. Forse è questo il primo passo per imparare ad accettarsi ed ha conoscere i propri limiti. Ognuno ha il suo percorso davanti e io devo smetterla di fare paragoni inutili con altre persone, che tanto alla fine risulto sempre la perdente. Ci metterò il tempo che ci metterò, ma voglio arrivarci in pedi e sulle mie gambe, che non sono certo quelle di un maratoneta, ma sono le mie. Può darsi che mi prenderò un anno di pausa, ma voglio smetterla di farmene una colpa. Soprattutto quando il mio corpo mi sta dando chiari segnali che il serbatoio è in riserva già da un bel pò e che sarebbe il caso di fare qualche controllo per vedere che sia tutto a posto. Domani vado dal dottore e via con le analisi. Mi fa piacere che certe persone riescano a proseguire per la loro strada sempre ed in qualunque circostanza, persone che non hanno mai perso la strada maestra, che riescono in un certo senso a farsi scivolare addosso tutte quelle situazioni negative che altrimenti inciderebbero sulla loro vita lavorativa o studentesca. Mi fa piacere davvero. Ma mi chiedo come facciano, che io ho la sensazione che a me queste cose si appiccichino addosso come la polvere quando sei sudato, che ti si infila anche nei capelli e li devi lavare almeno cinque volte prima che siano effettivamente puliti. A volte vorrei essere già grande, magari avere trent'anni ed essermi in qualche modo realizzata, aver capito qual è la mia strada. Ma non è esattamente così che funziona, quindi per il momento credo che mi allenerò su questo sentiero decisamente fuori mano che però è pieno di sassolini che anche se ti fanno male i piedi, impari a stare in equilibrio.
"Quello che conta nella vita non è essere forti ma sentirsi forti. Misurarsi, almeno una volta."
Memoriale dei sensi di colpa
In questi ultimi tre anni ho sempre cercato di convincermi che se ce la facevano gli altri, perchè io non avrei dovuto, che nessuno doveva preoccuparsi perchè io sono forte ed equilibrata e posso farcela anche da sola. Adesso mi rendo conto che non è così. Maledetta incapacità di chiedere aiuto quando se ne ha bisogno, quando se ne ha davvero bisogno. Pensavo che sarei riuscita in qualche modo a superare i miei problemi, invece no, perchè ritornano ancora. E basta che un piccolo, piccolissimo mattoncino scivoli fuori posto che io mi sento di nuovo persa. Forse è per questo che ho bisogno di ritornare a casa, perchè ho bisogno che le persone che mi amano davvero e che hanno imparato ad osservarmi, mi osservino di nuovo, ogni giorno, e mi dicano quello che vedono perchè io ho perso la lucidità di capire. Non so perchè la mia tendenza è sempre quella di dire che va tutto bene anche quando non è così, e soltanto adesso mi rendo conto che anche con le persone più vicine non sono mai riuscita ad esprimere davvero fino a che punto mi sentissi di aver toccato il fondo, forse per vergogna, o per paura, o perchè mi sentivo in colpa. Mi dispiace, perchè adesso che sono lontane mi sento ancora più sola.
Comunque, con due esami imminenti, non posso certo permettermi di ricevere visite, anche perchè con tutte queste angosce sono rimasta parecchio indietro. Dopo gli esami verrò su io, saprò resistere.